Ma quando inizia l’orientamento permanente?

Come espresso nella premessa delle nuove Linee Guida per l’Orientamento del 2014 del MIUR,  “l’orientamento lungo tutto il corso della vita è riconosciuto come diritto permanente di ogni persona, che si esercita in forme e modalità diverse e specifiche a seconda dei bisogni, dei contesti e delle situazioni”.

Entrare nella mentalità, che l’orientamento è un DIRITTO di tutti e PER TUTTA LA VITA, porta a riflettere sulle attuali forme di orientamento che sono parte dei percorsi scolastici svolti per lo più esclusivamente nelle classi terze delle scuole secondarie di I° e nelle classi quarte o quinte delle scuole secondarie di II°.

Percorsi spesso riduttivi e che mancano di una riflessione sul prima e su chi si è  a 360°. Spesso, infatti gli unici criteri presi in considerazione per la scelta scolastico sono:

  • il rendimento scolastico
  • le aspettative dei genitori
  • la vicinanza della scuola
  • i costi per la formazione
  • dove va a scuola l’amico/a del cuore

Criteri questi solo in parte utili ad una buona scelta.

Ma quando inizia l’orientamento?

In quanto percorso personale, l’orientamento  inizia già alle scuole dell’infanzia quando si offre al bambino la possibilità di sperimentare diverse situazioni che lo attivano sotto il profilo cognitivo, comportamentale, affettivo, relazionale e di apprendiemento.

Già a questa età è possibile osservare cosa gli piace fare e come. Alcune domande possono aiutarci nella riflessione: nello svolgere le attività è veloce? è riflessivo? perfezionista o approssimativo, creativo?…

Nel giocare predilige giochi d’ingegno e/o strategia? di costruzione o di fantasia? Ama circondarsi di amici o predilige svolgere un compito da solo?…

Queste iniziali osservazioni sono importanti per conoscere i bambini e per capire come stanno muovendo i loro primi passi apprenditivi nel mondo. Non sono indicative di un futuro ingegnere, astronauta, blogger, o meccanico, o…, ma ci dicono quali finestre in quel momento sono aperte e stanno diventando parte di un modo di essere e di approcciarsi al mondo e all’apprendimento.

Certo, a questa età non possiamo parlare di attitudini verso le materie scientifiche o classiche o tecniche, ma nel guardare bene si può iniziare a capire quali possono essere dei primordiali interessi. Se per esempio nei momenti gioco libero il bambino passa il suo tempo sfogliando libri o costruendo trappole e marchingegni con legnetti, oggetti di recupero, palette, ecc., forse già in questo si può notare che in quel momento l’interesse è rivolto più verso uno specifico aspetto apprenditivo personale piuttosto che  un altro, se poi gli riesce anche bene, ne prova soddisfazione, magari c’è anche una certa attitudine verso quell’aspetto.

All’adulto che osserva, sia esso genitore o insegnate questa “simpatia” dice che si può coltivare, “senza eccedere in insistenze”, un terreno che è fertile e può essere seminato affinché il bambino possa accrescere le competenze di base per quell’aspetto per il quale in quello specifico momento è più sensibile.

Nella scuola dell’infanzia siamo quindi all’inizio di un percorso personale di apprendimento e orientamento che evolverà con il tempo insieme:

  • alle successive esperienze scolastiche,
  • alle esperienze che farà nella sua vita sportiva, associativa, culturale anche fuori dalla scuola,

ma che, in quanto embrionale è rappresentativo dell’espressione più pura si sé, delle proprie attitudini e dei propri interessi iniziali.

scritto da Chiara Pagnin (Pedagogista Clinico – www.chiarapagnin.it, www.personal.mente.eu)